Foro Romano
Nel X-IX sec. a. C., i villaggi del Palatino e del Campidoglio utilizzarono, come area sepolcrale, la pianura paludosa ed inospitale del Foro Romano. Nell’VIII sec. a. C., in seguito all’unificazione dei villaggi e all’allargamento dell’area abitata, i sepolcreti del Foro continuarono ad essere utilizzati solo per le deposizioni infantili, mentre la necropoli fu spostata sull’Esquilino. Secondo la tradizione, il re Tarquinio Prisco (616 – 578 a. C.) bonificò la pianura compresa tra il Campidoglio, il Palatino e la Velia, con una serie di opere di drenaggio. La più importante di queste fu la
Cloaca Maxima che canalizzò il corso d’acqua del Velabro nel Tevere. I dati della tradizione sembrano coincidere con quelli archeologici che fanno risalire la prima pavimentazione, in terra battuta, del Foro Romano, al 600 a. C. ca. Nel VI sec. a. C., il foro costituiva già il centro della vita politica, religiosa e civile della città. Esso era formato da un’area centrale destinata al mercato chiusa, ad Ovest dal
Comitum, dove si riunivano le curie e ad Est dalla
regia e dalla casa delle vestali. Nel 509 a. C., dopo la deposizione dell’ultimo re etrusco e l’istituzione della repubblica, nel Foro furono costruiti la tribuna degli oratori, struttura strettamente connessa con il nuovo sistema politico, il Tempio di Saturno e il Tempio dei Dioscuri. Nel II sec. a. C. furono costruite le basiliche
Porcia,
Aemilia,
Sempronia e
Opimia. Nel I sec. a. C. – I sec. d. C. il Foro fu interessato da una intensissima attività edilizia che conferì all’area, alla fine, un aspetto architettonicamente organico e funzionale. Il lato Ovest della piazza fu chiuso dal
Tabularium, il lato Nord dalla nuova
Curia Iulia e dalla
Basilica Iulia che sostituiva quella
Sempronia, il lato Est dal Tempio del Divo Giulio e dagli archi dedicati a Gaio e Lucio Cesare e ad Augusto; nel lato Sud fu restaurata la
Basilica Aemilia; fu realizzata, inoltre, la nuova pavimentazione in travertino. Altri edifici religiosi e civili si aggiunsero, nel II – IV sec. d. C., senza stravolgere, tuttavia, la sistemazione di età augustea.